Ancora "I panni sporchi della Sinistra": Mattarella come Napolitano bis, l'incapacità della politica di rinnovarsi
Nel 2013 è stato pubblicato un corposo e dettagliato saggio da Chiarelettere edizioni, dal titolo "I panni sporchi della Sinistra", autori gli ottimi Ferruccio Pinotti (Corriere della Sera) e Stefano Santachiara (Il Fatto Quotidiano). due giornalisti d'inchiesta. La sua pubblicazione è stata un successo editoriale, tanto da raggiungere le cinque edizioni.
E' attuale questo lombrosario di personaggi e personaggetti della politica italiana a sinistra , soprattutto in questi giorni e in queste ore che hanno visto un Parlamento bloccato alla rielezione di Mattarella.
In ben 400 pagine fitte di nomi, date, circostanze, aneddoti, reati e sentenze, si riassumono gli ultimi decenni di vita politica della Sinistra italiana, che sicuramente al lettore apriranno un mondo di conoscenze, ma anche di conferme, soprattutto per coloro che seguono normalmente la vita politica interna.
Il libro si suddivide in diversi capitoli, ognuno più interessante dell'altro, con il filo della suspence parola dopo parola, data dall'oggettiva realtà dei fatti narrati con chiarezza e lucidità.
Si inizia con la descrizione della amara (per noi lettori )biografia dell'ex Presidente Giorgio Napolitano, uno dei miglioristi del Partito Comunista, cioè appartenente a quell'ala del partito che accetta convenzionalmente il capitalismo seppur nell'alveo di una revisione dogmatica di timbro socialista.
Napolitano in queste ore di elezione travagliate del Capo dello Stato incarna la più stringente attualità. Come, infatti, la politica del centrosinistra fallì miseramente con il suo doppio mandato al Colle, così la storia si ripete nove anni dopo con il Sergio Mattarella bis.
Napolitano non è mai stato un comunista rivolto esclusivamente a Mosca, anche se era informato della discesa di rubli sovietici nei tasconi di Botteghe Oscure, ma nel suo intimo ha sempre prediletto Washington, piuttosto. Riconosciuto più o meno apertamente come un politico di razza "pontiera", si è sempre affacciato con grande entusiasmo verso l'altra sponda dell'Atlantico. Ferruccio Pinotti e Stefano Santachiara trovano la documentazione riguardante Napolitano che compare nei cablogrammi della Cia come persona di fiducia. Negli anni 70 Napolitano volle a tutti i costi accreditarsi presso gli ambienti americani che contavano , non ottenendo grandi riscontri e successi: era pur sempre un comunista. Pian piano, però, gli americani capirono che il comunismo di Napolitano era ben altra cosa rispetto al bolscevismo sovietico.
Napolitano non si contrappose mai ad un nemico di potere. Si assoggettò volentieri ai desiderata della Cia e del suo partito, fautore del fronte del No, durante il caso Moro.
Diventato presidente, favorì la nomina di Mario Monti, fratello massonico, a presidente del Consiglio, in quello scellerato governo "lacrime e sangue" che tanto fece soffrire gli Italiani.
Partecipò indirettamente alla trattativa Stato-Mafia, con telefonate ad hoc per salvaguardare ciò che era e si presentava come un affaire politico di grande mistero e poca nobiltà: in fondo, aveva lasciato alla Storia i dogmi e gli ideali del Comunismo duro e puro, semmai ne fosse stato partecipe in cuor suo.
D'altronde, tutti o quasi tutti i maggiorenti del Pci prima, e del Pds, Ds poi hanno abbandonato in un angoletto il favoloso dogma comunista di stampo lenilista o kruscioviano, per avere come unico faro il pragmatismo quotidiano degli affari, dei denari, di dubbi trasversalismi (definiamoli tranquillamente inciuci) .
Un altro personaggio che ha via via tralasciato le inutili idealità, è Enrico Letta, attuale presidente del Pd e protagonista del panorama politico del presente. Cattolico liberale, è nipote dell'immarcescibile zio Gianni, zio che da direttore de Il Tempo si incunea nel fianco morbido di Silvio Berlusconi, fino a diventarne il suo fidato consigliere.
Letta nipote a poco a poco scala la vetta della politica, introdotto da Andreatta e Prodi, in quell'Ulivo dal sapor democristiano, ma tanto di sinistra.
Nel 1998 con il governo D'Alema riesce a diventare il più giovane ministro della Repubblica. Dopo varie vicissitudini tutte interne al neonato Partito democratico, si candida alle primarie, ma non sfonda. E' amato da Veltroni e da Bersani che lo vuole vicesegretario del partito.
Nel 2013 è chiamato alla presidenza del Consiglio sbaragliando quell'Amato che in una notte del 1992 aveva detratto i soldi dai conti correnti degli Italiani.
Un governo, quello di Enrico Letta, innovativo all'apparenza, con sette donne ministri. Donne ,però, sempre messe ai margini della stanza dei bottoni. In definitiva un'operazione di buona facciata, sostanzialmente un mancato sfondamento del tetto di cristallo. Il suo governo naufraga miseramente scontrandosi con l'iceberg Renzi.
Letta è benvoluto nel suo ambiente, partecipa a molti comitati di settore economico, ma soprattutto fa parte del Club per antonomasia, il Bilderberg, come pochi altri esponenti italiani. Partecipa a Italianieuropei di D'Alema, fonda veDrò, altra realtà associativa, una delle tante che si vedranno avere la luce in questi decenni, e che favoriranno imponenti introiti e consociativismi di varia natura e per diverse finalità.
Il comunismo è alle spalle, il socialismo altrettanto. Letta è favorevole alle privatizzazioni e alla revisione delle pensioni. Con buona pace dei lavoratori italiani e delle classi meno abbienti.
Auspica un genuino consociativismo nonchè una alleanza apertis verbis con il centro-destra. Ormai si muove nel solco di Monti.
Altro personaggio interessante è Pierluigi Bersani, che da buon emiliano romagnolo , lui sì che nasce comunista.
Bersani con Mani pulite e Tangentopoli ha l'opportunità di spiccare il suo volo personale. Diventa presidente della regione Emilia Romagna, che guida tra aspirazioni ambientaliste e faraonici progetti infrastrutturali. Per portare a termine tutto questo impianto politico ambizioso ha bisogno di molte strette di mano, soprattutto con Confindustria, con la Chiesa, con gli ex compagni che non bisogna trascurare.
Il nuovo grande asse politico attraversa Piacenza e finisce a Rimini con Comunione e Liberazione, tanto cara a Pierluigi. Addirittura arriva a dire che la vera sinistra nasce dalle cooperative bianche dell'800.
E' anche lui un "pontiere" tra vecchio e nuovo, tra comunismo alla Peppone e un cattolicesimo integralista alla Don Camillo. Ed è anche lui , come Letta, favorevole alle liberalizzazioni.
Bersani è un manovratore per il bene comune. Nella sua orbita girano diversi protagonisti delle tangenti di quell'epoca. Il più famoso sicuramente Penati che, indagato più volte non essendo però mai risultato colpevole penalmente, ritroviamo sui giornali di pochi giorni fa protagonista di una sentenza della Corte di Cassazione : i giudici della Suprema Corte hanno confermato il danno arrecato di 44 milioni alla Provincia di Milano.
Penati di fede comunista, sotto le ali bersaniane diventa presidente della provincia di Milano, poi consigliere regionale della Lombardia. Nel 2011 viene indagato per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti. Bersani non viene toccato dalla Magistratura, ma è stato lui a presentare a Penati Marcellino Gavio, costruttore che rivenderà al 15% in più la Milano Serravalle all 'ente locale. In più Penati viene coinvolto in affari immobiliari a Sesto S. Giovanni., anche in questo caso ne esce senza alcuna conseguenza penale.
Altro affaire, quello della segretaria personale di Bersani, che viene assunta in regione senza adeguati titoli con incarico dirigenziale. Ma non è finita qui. Nel 2000 Bersani cointesta con la segretaria fidata un conto corrente presso il Banco di Napoli della Camera dove transiteranno 450mila euro. Tutto regolare, nessuna conseguenza di sorta.
Altra nota, nel 2006 Bersani incamera per la campagna elettorale 424mila euro di cui 98 mila da Enrico Riva, patron dell'Ilva. E gli abitanti e gli operai morti per gravi patologie? Nessuna scusa da parte di Pierluigi.
Tutta un'altra storia è quella di Renzi.
Democristano, boy scout, vuole rottamare I maggiorenti del Pd. Sembra essere il nuovo, ma si sposa assai bene con il vecchio, soprattutto con Berlusconi; un Renzi anche lui attualmente più che mai presente nel panorama politico italiano, disarcionatore di governi come quello del Conte bis, manovratore in prima fila, vicino al Vaticano, agli ambienti Usa, alle banche, ai servizi segreti. Non ultimo lo scoop di Report che lo vede impegnato in una conversazione con Marco Mancini, ex dirigente Sismi, in un autogrill sull'autostrada per Firenze.
Veltroni è il prototipo del comunismo rinnegato. Da giovane era maoista, successivamente si dedica anima e corpo al cinema, a Kennedy e a Martin Luther King, all'americanesimo di ritorno.
Come Renzi appoggia Marchionne contro gli operai della Mirafiori, e sarà favorevole all'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Affezionato anche lui a Berlusconi, traccia un panorama televisivo in cui le reti pubbliche devono occuparsi di informazione e le private di fiction. Si intensifica sempre più la sua collaborazione con l'associazionismo cattolico. Porta come segretario di partito i voti dell'elettorato al minimo storico, si imbarca a Roma come candidato sindaco e vince. Sarà il promotore delle notti bianche, e di diverse iniziative culturali. Promette di abbandonare la politica, trasferendosi in Africa, ma questa promessa non sarà mai mantenuta. In compenso viene chiamato a testimoniare in Sicilia, perchè avrebbe consigliato ad un esponente siciliano del suo partito, Mannino, di non intralciare un affare con una famiglia mafiosa. Anche Veltroni è nel presente un personaggio che non fa mancare il suo apporto " culturale" con la scrittura di libri di fantasia, piuttosto che ispirati alla cronaca, o anche nei media televisivi e cinematografici.
Un capitolo a parte, lungo e dettagliato quello riservato al lider maximo, D'Alema.
D'Alema viene da lontano, come sottolineerebbe il nostro Bersani, è un comunista doc.
Passato alla storia come il Presidente di una Bicamerale insediatasi il 22 gennaio 1997 e mai portata a termine, sembra per il veto di Alleanza Nazionale e non solo, il Lider è un pugliese che tiene alla sua terra di origine, dove si è formato politicamente e che lo ha eletto in parlamento dal 1987 in poi.
D'Alema è circondato da un nugolo di amici comodi e scomodi, il più scomodo di tutti è Flavio Fasano, anch'egli pugliese, legale di un componente della famiglia della Sacra Corona Unita Padovano, il quale si affermò alla cronaca come omicida di suo fratello. Sindaco di quella Gallipoli tanto cara a D'Alema, divenne poi consigliere provinciale e assessore.
Fasano si da da fare come non mai, organizza incontri tra D'Alema e Rocco Buttiglione, lo supporta nelle regionali e nelle politiche, con il beneplacito di un inciucio locale con Forza Italia che invece di supportare Alfredo Mantovano di AN fa votare D'Alema, per questioni di priorità politica. Contribuisce alla buona sorte elettorale di Massimo, anche attraverso l'imprenditoria modello Vincenzo Barba, industriale locale, primo contribuente della provincia di Lecce.
Anche Fasano, però, diventa scomodo nel momento in cui da sindaco incappa nella magistratura. Infatti, verrà giudicato per abuso edilizio, per un maxi villaggio turistico.
Altro personaggio di spicco è Roberto De Santis che ama definirsi "fratello minore di Massimo D'Alema". Si conoscono da giovani lui e Massimo, e quest'ultimo gli è talmente affezionato da lasciargli il timone della sua amata barca Icarus.
A de Santis non interessa la politica, lui annusa gli affari in giro per il mondo. Di intesa con Morichini, altro fedele della cerchia, intesse rapporti con Luigi Bisignani , quello intercettato dalla magistratura per l'affare P4.
De Santis in un secondo momento vira veso la telefonia, affaccendandosi per la scalata a Telecom Argentina.
Inoltre il nostro è partner di Intini, imprenditore barese, ed entrambi, insieme con il già noto sindaco di Sesto S. Giovanni Penati, vengono accusati dalla magistratura di Monza di finanziamento illecito al Pd. Un altro fedelissimo del lider maximo è il senatore Latorre.
L'estate più calda per D'Alema & C. sarà quella del 2009, con lo scandalo Tarantini , altro peones dell'imprenditoria pugliese specializzato nel settore sanitario delle protesi medicali. Il giovane imprenditore si scoprirà essere un trait d'union con le escort pugliesi (D'Addario fra le tante) il cui utilizzatore finale è nientemeno che Silvio Berlusconi. Allo scoppio dello scandalo D'Alema minimizza.
Ma in Puglia non c'è solo il problema della corruzione e del finanziamento illecito ai partiti, anzi al partito, il Pd. Si crea negli anni 90 un verminaio all'interno della magistratura con un certo Maritati che gioca di sponda, essendo dapprima un magistrato e poi un esponente politico dei Ds. Informazioni riservate vengono date senza alcun pudore, intrecci tra mafia, politica, imprenditoria, magistratura ne fa un esempio più che illuminante di quello che è il sistema paese del Pd.
Purtroppo in Puglia si muore, 20, 30 volte di più che in ogni altra regione italiana. E non per caso. Sul territorio di Taranto esiste l'Italsider, poi diventata Ilva, del patron Enrico Riva.
Qui si apre il doloroso capitolo di ciò che è stato fatto scientemente dalla politica di sinistra, potente sul territorio con un Governatore della regione Puglia, il filosofo Vendola di Sel, che si è prodigato al contrario delle aspettative della popolazione pugliese.
Vendola si batte per la green economy, suo cavallo di battaglia. Tutto perfetto: Puglia con percentuale maggiore di energia solare e di energia eolica. Sono risultati che costano, in termini economici e di relazioni.
Nel 2012, quando la stella Vendola brilla intensamente, in previsione di una candidatura alle primarie del Pd, scoppia lo scandalo Ilva relativo al suo inquinamento mortifero.
Vendola non fa assolutamente nulla per arginare il disastro ecologico del mostro di Taranto. Anzi, si adira con la dirigenza dell 'Arpa regionale, perchè non doveva indirizzare strali contro l'Ilva, piuttosto doveva interessarsi ad abbattere Eni ed Enel competitors di quest'ultima.
La sanità pugliese ha un suo emerito personaggio, Alberto Tedesco, che si è distinto oltre ogni misura nel compimento di un sistema corrotto, dove le appartenenze politiche facevano da sfondo o entravano come protagoniste nel girone infernale delle nomine delle Usl affinchè si avessero ritorni in termini economici e di prestigio.
Potremmo affermare senza tema di smentita, che i vecchi mali della sanità non solo pugliese , ma italiana nel suo insieme hanno mostrato le fila delle conseguenze dell'accaparramento della politica ; un servizio di pubblica utilità è stato trasferito nelle mani di interessi privati e di parte, come si evince vieppù durante quest'ultimo biennio contrassegnato dalla dolorosa pandemia del Covid. Sempre e solamente a scapito dei cittadini italiani che hanno pagato sulla propria pelle le inabilità, le contraddizioni, le incapacità di una classe politica confusa e imbelle.
La sinistra italiana è una giostra dove i parenti dei parenti, gli amici degli amici possono ambire ad avere un posto al sole a Roma.
Questo non ci meraviglia, piuttosto ci sorprende la straordinaria affinità che ha la Sinistra di affidarsi alle banche e di confidarsi con esse.
Un esempio calzante è quello dell'Unipol e della sua scalata alla Bnl.
Sono stati scritti fiumi di parole e dedicate paginate intere di quotidiani su questa torbida vicenda, triste eppure così tanto nazionalpopolare.
Circolano personaggi strani, nel caleidoscopio bancario del Pd, come Vincenzo De Bustis, un ingegnere informatico che diventa in pochi anni un importante manager di Mps, dopo un incontro fortunato con Massimo D'alema e l'acquisizione della Banca del Salento da parte Mps per 2500 miliardi. Chi doveva vigilare che tutto fosse in regola, e cioè gli ispettori del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, assicurano che tutto è regolare e danno il loro placet.
De Bustis collabora anche alacremente con gli ambienti vaticani, e lancia prodotti finanziari come MyWay e Foryou il cui scandaloso iter lo indurrà a dimettersi dalla prestigiosa poltrona di Mps.
Myway e Foryou sono dei veri e propri trabocchetti ai danni dei risparmiatori. Giochi finanziari per coprire debiti e mancanze di cassa di Mps. Ma del resto ci penseranno Monti e Draghi, il nostro attuale Presidente del Consiglio, a rimpolpare le casse del Monte, alla faccia di tutti i risparmiatori danneggiati dalla corrotta politica bancaria.
De Bustis è apprezzato per la sua lodevole carriera dagli ambienti di destra, Alemanno soprannominato Dalemanno, Gianni Letta, e Tremonti. Come non farsi scappare un talento così importante? Anche oggi, del resto, De Bustis è salito agli onori della cronaca, essendo stato rinviato a giudizio alcuni mesi fa per false dichiarazioni nell'ambito del crac della Banca popolare di Bari di cui era amministratore delegato, tra l'altro già colpito da un'interdizione cautelare di dodici mesi.
Nel periodo d'oro delle vicende dalemiane, ci si lancia in una London Court a Roma, D'Alema vuole scalare Telecom, e soprattutto la Bnl.
Gianni Consorte è il dominus dell'affaire Unipol Bnl. Fa parte dell'ambiente . Ha iniziato con Montedison, dopo una trentina di anni nella lega delle cooperative diventa il presidente di Unipol, legata a doppio filo alla sinistra italiana. Ha molti amici Consorte: Gnutti, Fiorani, Stefano Ricucci, l'odontotecnico milionario.
Il governatore Fazio non interviene nella scalata disonesta dei compagnucci di merende alla Bnl. Mentre la spagnola BBva lancia un'Opa di 6,5 mld di euro, Unipol che aveva solo l'1,99% delle azioni, accumula azioni sottobanco con la complicità di faccende occulte. Gli altri amici nel frattempo sbarrano la strada agli spagnoli , mentre contemporaneamente sono intenti a scalare Antonveneta e Rcs (Ricucci).
Non ce la fanno però a portare a buon fine tutte queste operazioni da pirateria d'altri tempi. Infatti, in seguito ad un esposto della Bilbao la magistratura interviene e la Bnl sarà consegnata di fatto all'altro competitor: la Bnp Paribas.
In tutto ciò rimangono impresse nella mente le intercettazioni tra i diversi attori della faccenda, con D'alema che incita Consorte esclamando :" Facci sognare!"
Altra caratteristica della sinistra è la responsabilità mai scevra da legami con i maggiorenti dei partiti che assumono i tesorieri. Due per tutti: Lusi per la Margherita e Sposetti per il Pd, il quale Sposetti prima che i DS confluissero nel Pd, ha blindato una notevole serie di "cassetti" dove sono depositati i beni dell'ex Partito Comunista.
Questi personaggi , il primo soprattutto , Lusi , conducono vita da nababbi,fanno e disfano conti milionari, senza mai fermarsi se non quando incappano nelle maglie della giustizia.
Il libro si incentra anche su altri emeriti personaggi e su altri ragguardevoli fatti.
Questo è in definitiva un saggio costruito sulla base della consapevolezza che una importante parte politica del nostro beneamato Paese ha potuto districarsi attraverso mille rivoli, come del resto anche a destra, in un consociativismo illiberale, finalizzato alla ricerca e all'assunzione di un potere malato, tutto rivolto al conseguimento di illecita ricchezza. Gli onesti, come alcuni magistrati, penso a Clementina Forleo, vengono tacciati di follia, e cacciati fuori dal sistema senza tante scuse.
Occhetto, ultimo segretario Pci, nell'esclusiva intervista rilasciata agli autori ha giustamente sentenziato che quando " I mezzi sono sporchi sporcano i fini". Mutuando quanto dice Occhetto, il saggio di Pinotti e Santachiara ,"I panni sporchi della Sinistra" , sono ancora il vademecum di un agire politico poco trasparente.
Possiamo chiudere con una battuta amara , ma molto aderente all'attuale triste realtà del nostro Paese. A sinistra sono talmente vicini alle banche (Mps, Unipol ,scalata alla Bnl etc) che hanno messo come presidente del consiglio un banchiere.
Fausta Cuzzocrea
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