30 anni fa l'avvio di Tangentopoli
Sono trascorsi esattamente 30 anni da quel 17 febbraio del 1992 che vide l'arresto di Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano. Fu sorpreso dalla Guardia di Finanza con in tasca una "mazzetta" in contanti.
Da quel giorno, dopo un breve periodo di calma apparente, si avviò la stagione di Tangentopoli, ovvero di Mani Pulite, quella caratterizzata dagli arresti eccellenti per corruzione , concussione, e vario malaffare. Finirono nelle cronache dei giornali e dei media nomi eccellenti di politici, segretari amministrativi dei partiti, imprenditori, funzionari dello Stato.
Il più eccellente di tutti quello di Bettino Craxi già Presidente del Consiglio, nonchè segretario del Psi, che per non incorrere nell'arresto, sfuggì alla giustizia emigrando ad Hammamet, in Tunisia, dove morì il 19 gennaio 2000. Aveva già subito due condanne definitive per corruzione e finanziamento illecito del Psi, e scomparve mentre erano in corso altri quattro processi contro di lui.
Il finanziamento illecito ai partiti fu una delle più frequenti imputazioni attorno a cui girarono i processi di Mani Pulite.
Tutti i partiti, escluso l'allora Movimento Sociale, furono coinvolti. In pochi anni scomparve un assetto politico e di governo costituito dal cosiddetto "pentapartito": Dc, Psi; Psdi, Pri, Pli.
Il Pci( il Partito Comunista) fu lambito dalla maxinchiesta del pool di Mani Pulite , un insieme di magistrati della Procura milanese presenziata dall'allora Procuratore Capo Francesco Saverio Borrelli.
Primo Greganti (il compagno G.), funzionario del Pci, fu arrestato con l'accusa di aver procurato un finanziamento illecito al suo partito, acquisendo una tangente dall'imprenditore Panzavolta, longa manu della Ferruzzi di Raul Gardini, imprenditore che aveva tentato la scalata del mondo della chimica con la creazione di Enimont, e che finì i suoi giorni suicida il 23 luglio del 1993, prima di un interrogatorio da parte del pool.
Sicuramente la parte del leone di questa triste vicenda italiana la ebbe il Magistrato Antonio Di Pietro, che assurse agli onori della cronaca come simbolo di un'Italia pulita e spazzacorrotti.
Il 6 dicembre 1994, pochi giorni prima che venisse chiamato in tribunale Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, indagato per corruzione, si dimise con una storica e plateale dismissione della toga di magistrato nella stessa aula giudiziaria che lo aveva visto protagonista come Pm nei processi di Tangentopoli.
L'inchiesta di Mani Pulite fu indelebilmente macchiata da un susseguirsi negli anni di suicidi dei personaggi coinvolti e accusati di corruzione a vario titolo.
Il più eccellente fu quello di Gabriele Cagliari, presidente dell'Eni, avvenuto il 20 luglio 1993. Il suo suicidio ebbe come conseguenza un grande clamore sui media, dato che Cagliari lasciò una lettera tredici giorni prima dell'ultimo interrogatorio, con la quale accusava i giudici di voler instaurare uno Stato autoritario. Si aprì il dibattito sull'opportunità della custodia cautelare: Cagliari era in carcere da più di quattro mesi.
Cosa ci ha lasciato quella stagione così terribile?
I revisionisti più accaniti sono convinti che Tangentopoli fosse eterodiretta dagli Stati Uniti, per spazzare via il cosiddetto pentapartito, e soprattutto colpire e annientare il Psi dell'epoca.
Molti di noi auspicherebbero che la vicenda Mani Pulite, di portata storica e sicuramente rivoluzionaria, avesse gettato le basi per una politica più sana, scevra da compromessi di partito o di singoli individui, interessati al facile arricchimento. Si ritiene, invece, che niente sia cambiato in sostanza, e che il sostentamento delle organizzazioni politiche siano passate di mano in mano, attraverso la creazione di una serie di scatole cinesi (fondazioni, associazioni etc) che favoriscono de facto l'approvigionamento economico delle strutture partitiche e non solo.
La corruzione e le tangenti, in buona sostanza, non sono state sconfitte trent'anni fa, anzi sopravvivono allegramente, in barba ai cittadini onesti.
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