Putin, lo Zar di tutte le Russie

 La guerra della Russia contro l'Ucraina è scoppiata nella prima mattina del 24 febbraio 2022. Non è stato un evento a sorpresa,  è intervenuta la predeteminazione di Putin, che ha preregistrato la dichiarazione di inizio invasione tre giorni prima, quando ancora parlava e si parlava di trattative.

In poche ore la Repubblica Ucraina è stata stretta dalle forze russe in una morsa a tenaglia da sud, ad est e nord est.

Nella notte tra il 24 e il 25 febbraio i russi si sono diretti a Kiev, la capitale.

Sono arrivati in poche ore nella città, forti di una potenza bellica preponderante.

Del resto, ci si aspettava che Putin, nel momento dell'attacco all'Ucraina studiato mirabilmente a tavolino, avrebbe mosso in campo una indistruttibile macchina da guerra, anzi, si può affermare che proprio il Presidente russo abbia organizzato tutto con la consapevolezza che le forze armate ucraine hanno una potenza con un rapporto di  uno a ventincinque rispetto a quelle russe.

Ha, forse, sottovalutato il forte carattere nazionalista del popolo ucraino, al quale sono state date migliaia di armi per poter difendere palmo a palmo la propria terra dall'invasore.

In un crescendo di tensione e rincorrersi di notizie sono trascorsi questi primi giorni di guerra con la consapevolezza avvertita da tutti che la guerra è tornata in Europa dopo settant' anni, dopo, cioè, la fine della Seconda Guerra Mondiale. E' stato un brutto risveglio per gli Europei, ormai rassicurati dall'idea che nel loro continente non si sarebbero più verificati gli orrori di una guerra sul campo. Come ha detto oggi in Parlamento Draghi "Queste immagini terribili ( della guerra ucraina) ci ricordano i giorni più bui della storia europea".

Putin ha sparigliato le carte, forte dell'appoggio dei suoi oligarchi, di 500 miliardi di dollari nelle casse dello Stato, della sua Russia  che è produttrice di materie prime quali il gas e il petrolio che vende abitualmente agli europei.

Ha, in questo senso, ritenuto possibile fare la guerra nel cuore dell'Europa, volendo ridefinire i suoi confini, quelli della Csi, che avverte essere in pericolo per un fantomatico accerchiamento della Nato.

Del resto, tutti i grandi della Russia, dagli zar ai dittatori dell'Urss, hanno sempre sofferto della paranoia di abitare in una terra dai confini limitati in rapporto alle forze e alla potenza della "Grande Madre Russia". Storicamente la Russia diventa uno dei più grandi paesi al mondo per espansione del territorio, proprio per queste visioni paranoiche dei "confini stretti". Annettendosi le terre e le nazioni circostanti,  i russi hanno dal secolo XVIII in poi ampliato i loro orizzonti.

Ora tocca all'Ucraina. Terra confinante, in parte russofona, in parte con i territori del Donbass simpatizzanti di Putin,  con fare sprezzante definita "terra di confine" ( in russo craina è il limite, il confine), l'Ucraina è la vittima sacrificale della volontà di potenza del nuovo Zar di tutte le Russie. 

Trattati da Putin come coloni nazisti e drogati, i membri del Governo ucraino dovrebbero essere esautorati dalle forze armate, con cui potrebbe trattare la pace più facilmente. Ritrattando il trattato di Minsk, il piccolo Zar afferma che l'invasione e la guerra sono ammesse senza alcun dubbio.

Nel pomeriggio di oggi, 25 febbraio, Putin si avventura addirittura a minacciare Finlandia e Svezia, qualora volessero entrare nella Nato.

Siamo al ridicolo, alla pura paranoia, alla follia di un uomo che ha sempre disconosciuto il confronto e la democrazia.

Quale i prossimi passi? A questa domanda possono rispondere solo le iniziative di stampo diplomatico, e le sanzioni pesanti che in breve tempo potrebbero diminuire la tensione e la prospettiva bellica  di Putin. 

Sanzioni che sono state oggi preannunciate in Parlamento dal presidente del consiglio Draghi: blocco degli asset di tre banche nazionali russe, blocco dell'export di pezzi necessari all'industria russa della raffinazione del petrolio, blocco del patrimonio di Putin e dei 300 e più membri della Duma che ha appoggiato la guerra del loro Presidente. 

Le sanzioni potrebbero essere come un boomerang e ritorcersi contro chi le emette. Per questo bisogna essere cauti. Draghi ha inteso affermare che queste sanzioni sono state ragionate sulla base dell'attuale stoccaggio di gas nella nostra penisola. Il presidente del consiglio ha elencato una serie di dati: dipendiamo dalla Russia per il 37% per quanto riguarda l'approvvigionamento del gas; abbiamo in stoccaggio un buon 90 % contro il 75% di paesi come la Germania, e questo è avvenuto per il buono stato delle nostre infrastrutture; dovremo- se necessario- ricorrere alle centrali a carbone, e soprattutto sviluppare la politica delle fonti energetiche rinnovabili. Oppure affidarci agli altri paesi produttori di gas: Libia, Algeria, Tunisia e soprattutto gli Stati Uniti, con il beneplacito di Biden che ha già fornito la sua disponibilità.

Ciò che Draghi ha tenuto a precisare è la sua vicinanza al presidente ucraino Zelenskij, e soprattutto ha rimarcato l'invio di 2000 appartenenti alle forze armate italiane verso l'est Europa, per un'operazione di rafforzamento di quel versante europeo minacciato dalla guerra attuale.

Sempre nella giornata odierna si sono riuniti il Consiglio Nato e il Consiglio della UE, che ha confermato la durezza delle  sanzioni contro la Russia. Il nostro ministro degli Esteri Di Maio ha confermato, in qualità di presidente dei ministri degli esteri del Consiglio Europeo, la cacciata dal Consiglio Europeo della Russia 

Nel frattempo si è mosso con un'iniziativa fuori programma Papa Bergoglio che oggi si è recato dall'ambasciatore russo presso la Santa Sede per proporre una collaborazione e la prospettiva di un'intermediazione.




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