La guerra, Putin e i putinisti
Siamo all'ottava giornata di guerra, che va avanti con qualche speranza di pace attraverso il dialogo tra le parti e forse, come annunciato dalla portavoce di Capitol Hill, con un incontro decisivo tra Putin e Biden.
Varie sono le novità sul fronte della guerra: la distruzione con massicci bombardamenti della seconda città per importanza dell'Ucraina, Kharkiv, dove si registrano decine di morti tra i civili. L'attacco senza sosta della città di Mariupol, al sud del paese; si profilano, oltre l'ovvio assedio della capitale Kiev, anche l'accerchiamento e lo sbarco con relativo attacco dal mare Nero di Odessa, città importantissima da un punto di vista geografico e geopolitico. Leopoli, città nell'Ucraina occidentale è il crocevia della fuga delle popolazioni che si riparano qui per poi allontanarsi dai confini ucraini non solo con mezzi propri, treni, pullman, ma anche molto frequentemente a piedi. I profughi si caricano delle proprie cose, quelle che hanno potuto accaparrare in poco tempo, dei bambini, anche neonati, degli animali domestici e cercano di sfuggire alla guerra di Putin, indirizzandosi verso la Moldavia, soprattutto verso Polonia e Ungheria. Si calcola che già in seicentomila sono fuori dal paese, ma il numero è decisamente destinato a salire.
Più di cinquecento i russi morti sul campo, i prigionieri sono millecinquecento.
Ad oggi, sono più di duemila i morti civili ucraini.
Sicuramente la macchina da guerra russa è pesante sul terreno, poco adatta ad un conflitto veloce, anche perchè l'approccio è ed è stato da classica guerra del Novecento.
I russi non hanno tenuto conto della resistenza del popolo ucraino, che sta dimostrando grande forza e determinazione, con a capo un presidente, quel Zelenskj a cui gli ucraini si riferiscono in maniera unita.
Putin si fermerà con la presa dell'Ucraina, che definisce unico paese con la Russia?
Putin si siederà ad un tavolo di pace?
Personalmente non lo credo. Il dittatore russo non abbandonerà mai l'Ucraina senza averla conquistata, nè si assoggetterà al cessate il fuoco.
Ritengo che Putin avesse in mente a cosa sarebbe andato incontro, invadendo l'Ucraina. Ha soppesato da tempo tutte le conseguenze, anche economiche.
Le sanzioni, seppur pesanti, erano già state valutate dal presidente russo.
Il solo grande deterrente potrebbe essere rappresentato da un "golpe" interno, incoraggiato dalla classe degli oligarchi che temono per il loro status patrimoniale, e supportato dalla classe militare che rappresenta il sostegno fondamentale del potere putiniano.
Un fenomeno veramente curioso sta crescendo in Italia: quello dei "putinisti" ovvero dei "putinversteher" neologismo tedesco che significa "coloro che si intendono con Putin".
Sono per lo più uomini di cultura o gente comune che si identificano con i valori sovranisti, omofobi, tradizionalisti, ortodossi, contro l' "americanesimo" dell'Occidente (soprattutto della Ue), che ritengono essere il vaso di pandora di tutti i mali moderni.
Costoro appoggiano incondizionatamente lo zar russo: lo assecondano nelle sue manie di grandezza, lo invogliano alla guerra, che ritengono giusta come risposta al conflitto del Donbass e dei suoi 14mila morti dal 2014 ad oggi, lo pensano- in un allucinante prospettiva storica- come il vendicatore dell'eccessiva modernità (includiamoci in questa pure il vaccino antiCovid).
Alcuni analisti hanno dichiarato sulla stampa e nei media che Putin ha invaso l'Ucraina come risposta armata ad un'umiliazione subita dalla Russia dal 1989, con la caduta del Muro di Berlino, in poi.
Non credo che la Russia sia stata umiliata, anzi. E' stata fin troppo libera nella conduzione della sua politica estera e soprattutto interna, con leggi e codicilli liberticidi, omicidi di oppositori, eliminazione delle libertà individuali e di opinione.
Chi non concorda con tale visione dei fatti mente sapendo di mentire.
Putin non si fermerà. Dopo o contemporaneamente all'Ucraina prenderà di mira la vicina Moldavia, poi la Lettonia e l'Estonia, le repubbliche baltiche Il suo disegno politico non è nemmeno di stampo sovietico, bensì di carattere imperiale. Zarista, appunto
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