Meloni e la sfida
Il 25 settembre gli Italiani hanno decretato il pieno successo di Fratelli d' Italia con il 24% dei consensi. La sua leader è una donna che ha un importante passato politico, dato che sono 30 anni che pratica l'arena politica. Dall' esperienza di Alleanza Nazionale, che la vide dapprima presidente di Azione Giovani e poi consigliera provinciale a Roma, deputata e vicepresidente della Camera, nonché ministro della Gioventù nell' ultimo governo Berlusconi del 2010.
La svolta si ebbe nell' anno 2012 quando con Crosetto e La Russa si posero le basi per un nuovo partito chiamato "Fratelli d'Italia".
Si smarcava, in tal modo, da Forza Italia e Lega, creando una nuova realtà politica, che di nuovo aveva molto poco. Si parte già dal simbolo depositato dove campeggia a tutto tondo la fiamma erede dell' antico Msi, e poi di Alleanza Nazionale.
Negli ultimi anni, quelli della pandemia, la Meloni si è sempre caratterizzata come una figura di scontro prorompente contro le politiche dei governi Conte1 e Conte2, proponendosi come antagonista unica di governi di unità nazionale che fronteggiavano il difficile momento storico.
Ha continuato a perdurare nella sua politica di opposizione anche e soprattutto con il governo Draghi, 20 mesi non semplici, dettati nell' agenda della pandemia , dalla guerra in Ucraina, dal moltiplicarsi dei prezzi dell' energia, dalla crisi economica, dalla nuova povertà indicizzata dall' Inps e dalla Caritas.
I cartelli elettorali dichiaravano che i Fratelli d' Italia erano PRONTI a governare. Ma, tra il dire e il fare c'è il mare, recita un vecchio detto popolare.
La realtà è che il centro destra, più destra che centro, non sa come affrontare le sfide attuali sul fronte politico ed economico.
Una coalizione per lo più reazionaria che si è presentata unita e coesa, e che invece all' atto pratico ha mostrato crepe e difficoltà.
A predominare i giorni successivi alla vittoria elettorale le baruffe e i dissidi per le nomine dei ministri, la spartizione delle poltrone degne del miglior Cencelli, la corsa a chi la spara più grossa per avere più potere decisionale e l' ultima parola sul governo.
Come al solito, Berlusconi, messo all' angolo, non avendo ottenuto le presidenze di Camera e Senato, non essendo stata scelta la sua Licia Ronzulli come ministro nel nuovo governo, ha incominciato a sferrare colpi di coda da Caimano.
Da intercettazioni di registrati fatti trapelare dai suoi eletti, Berlusconi mette in imbarazzo la Meloni, e tutto il Paese, di fronte lo scacchiere della politica internazionale, riaffermando la sua immutata amicizia con Putin, e nel contempo disprezzando Zelensky e il popolo ucraino.
Non solo, in una nota scritta di suo pugno e fotografata durante una seduta al Senato, critica la leader di Fratelli d'Italia, tacciandola di supponenza, arroganza, prepotenza e ridicolaggine.
Il governo non parte bene. Molti sono gli ostacoli che dovrà affrontare la premier in pectore. Mantenere i sussidi sociali oppure abolirli? Ostacolare con un price Cup l' aumento esponenziale dei prezzi dell' energia? Dare un sussidio ragguardevole alle famiglie e alle imprese per affrontare al meglio l' inverno che avanza con bollette esose? Fare lo scostamento del bilancio? Arrivare a presentare un Def , prima che si attivi l' esercizio provvisorio del bilancio ? Continuare la linea politica di appoggio a Zelensky dal punto di vista militare ed economico? Mantenere gli impegni atlantici e con la UE ? Saper amministrare adeguatamente il Pnrr?
Intanto, auguriamoci che si insedi questo nuovo governo con l' auspicio che lo spirito che lo muova sia di fattiva collaborazione e assoluta fedeltà di intenti.
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