Michela, ciao
Michela Murgia se n'è andata la notte delle stelle cadenti, il 10 agosto. Aveva preannunciato la sua morte pochi mesi prima, in un' intervista al Corriere della Sera. Senza infingimenti, senza inutile retorica sulla malattia terribile che l' aveva colpita, un cancro renale ormai al quarto stadio, con metastasi. Lucida, secca, razionale, umana, aveva stabilito che il poco tempo che le restava era il migliore della sua vita. Contrastare la fine con un inizio. Regalarsi e regalare sorrisi e parole di amore e amicizia sono il suo testamento spirituale, come il trasformare un accadimento personale in un fatto politico. Per Michela tutto era politica. La malattia lo diventa nel momento in cui non la si segrega in un privato circondato da tabù e mistero. È stato politico il suo agire, l' acclamazione in "queer" della sua famiglia, non allargata, ma inclusiva, che è affare ben diverso. Il suo matrimonio " in articulo mortis" con abito bianco, ma affondato come un passo necessario per tutelare il futuro del marito-amico e soprattutto il suo. La peculiarità di Michela era proprio questa: sovvertire intelligentemente il quieto pensiero borghese. Rendere appetibile alla nostra recettività la stranezza del suo pensiero alternativo e rivoluzionario. Politico, quindi. Soffermarsi sulla famiglia tradizionale come un esplicitato della patriarcalità, collegata inevitabilmente al legame di sangue, mentre un' altra famiglia è possibile, quella queer, quella consolidata dal congiunzione delle anime. E i suoi quattro figli sono d' anima, per l'appunto. La relazione familiare è la trama dell' affetto amicale. Quale rivoluzione è più grande di questa? Un insieme di corpi e di intelligenze emotive che si ritrovano nello spazio condiviso di una casa con "dieci letti". Le mamme possono essere diverse, i figli sono di tutte. Si ribalta l' idea borghese della proprietà del corpo e dell'anima da parte di un pater familias sui suoi sottoposti. Il femminismo raggiunge un traguardo importante nella sua storia. Il femminismo a cui si rifaceva Michela, interpretandolo secondo la sua sensibilità di donna e di intellettuale del nostro tempo. Tutto, proprio tutto, secondo Michela si definiva e si concretizzava in una relazione: il rapporto con Dio e la Fede, l' amore amicale , l' innamoramento esaminato quest'ultimo come un rapporto diseguale e incitamento alla sottomissione. In questa prospettiva il tutto non poteva non essere " politico", anzi politico per eccellenza. In Italia la Murgia è stata sottoposta al filo rosso della denigrazione ( anche fisica) e dell' insulto gratuito. Chi l' ha odiata, e forse ancora la odia da morta, appartiene alla classe invereconda degli idioti, degli ignoranti funzionali, dei fascisti, dei machisti. Abbiamo perso una grande donna, una fine intellettuale, una vera rivoluzionaria, una brava scrittrice. In realtà, chi l' ha amata e le ha voluto bene, si rende conto che Michela è viva, ci osserva attentamente per vedere se il patrimonio ideale e di lotta che ha seminato fiorisca anche dopo di lei. Con lei e il suo " futuro"
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