Giulia Cecchettin: omicidio di Stato

 Giulia, una studentessa di 22 anni si sarebbe laureata il 16 novembre in Ingegneria biomedica. A pochi giorni della sospirata meta, esce un sabato sera con il suo ex, Filippo, con cui parla del giorno della laurea, essendosi offerto lui - da buon amico- di aiutarla nell' organizzazione della festa di quell' importante data. 

Da quel sabato, però, Giulia non ritornerà mai più a casa. Né si laurerà mai. La troveranno avvolta da sacchi neri, in un dirupo, in riva al lago Barcis. Sola, morta per le troppe botte, calci e coltellate. Ha le braccia  e le mani ferite, Giulia. Si è difesa, voleva vivere. 

Voleva andare in Toscana, dopo la laurea, per frequentare una scuola di comics, perché Giulia disegnava fumetti e avrebbe voluto fare questo nella sua vita. Una vita cancellata un sabato sera come tanti, da colui che aveva amato e che si professava suo amico. Un omicidio premeditato in tutta la sua lucida spietatezza. Filippo quella sera è uscito di casa con l' idea e il progetto di annientare la sua ex ragazza. Perché? Perché per lui era insopportabile che Giulia si laureasse, se ne andasse via, lontana da lui,  dal suo cono d' ombra, libera di vivere la sua esistenza, libera di fare sogni, di progettare il suo futuro, di diventare una disegnatrice di fumetti. È l' ultima di una lunghissima fila di morte ammazzate dai loro uomini, Giulia. L' Italia dicono non sia al primo posto nel mondo, ma questa tristissima processione di bare con dentro corpi femminili martoriati da mano maschile è  impressionante in tutta la sua crudezza. Mamme, nonne, figlie, sorelle, fidanzate, compagne. Tutte unite dal filo rosso sangue della pseudo follia di un maschio in declino, che afferma la sua volontà di potenza e la sua solitudine di homo sapiens, di pater familias, di latin lover, manu militari sulla donna che è o è stata accanto a lui per un lungo o breve periodo della vita. Non ci sono giustificazioni, forse qualche disamina psicoterapeutica, o ricco dibattito in un talk show televisivo, possono dettagliare le cause, i moventi, gli effetti di tanta ferocia. La realtà è che in Italia vince e governa una destra che non ratifica ad Istanbul il trattato contro la violenza sulle donne. La realtà è che in Italia le donne non lavorano, non così in tante come negli altri paesi occidentali. La realtà è che le donne in Italia non sono aiutate dal sistema sociale e dal welfare. La realtà è che in Italia le donne non possono fare figli perché non ce la fanno economicamente. La realtà è che in Italia le donne sono come delle galline che razzolano nel pollaio per contendersi l' unico gallo. La realtà è che le donne in Italia sono prigioniere della mefitica ragnatela di un patriarcato che è duro a morire. La realtà è che in Italia gli uomini sono educati al sessismo, al machismo ruvido dei padri che alzano le mani sulle loro mamme. Oppure alla becera indifferenza di una cultura da web, Tik Tok, che enfatizza il bullismo sugli adolescenti, le donne, i diversi, i disabili, gli immigrati, gli animali. Tutto mescolato nello stesso calderone dell' ignoranza emotiva, della incultura della indifferenza. Giulia non c' è più. Siamo tutti colpevoli. Nessuno escluso.

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