Il pistolero in Parlamento

 Nel nostro povero Paese ne abbiamo viste di tutti i colori: colpi di Stato macchietta, bombe, bombette, stragi, magistrati saltati in aria, mani pulite, sporche, logge assopigliatutto, presidenti del Consiglio fuggiti in Tunisia, altri, amici di nipotine di Mubarak, anche signori presidenti donna, ma un parlamentare pistolero ancora non ci era toccato in sorte. Un pistolero, badate bene, da poco, un pistolerino, date le dimensioni del revolver da taschino che si porta appresso ad una festa di Capodanno. Il nostro, sodale nientepopodimeno che del Sottosegretario del Ministero della Giustizia ( il caso certe volte è stranamente paradossale) spara( lui afferma di no, i testimoni lo contraddicono) un colpetto e ferisce in una gamba il cugino di un appartenente alla scorta di Del Mastro. Se ci fosse ancora tra noi un regista della osannata commedia all' italiana degli anni sessanta, sicuramente ne trarrebbe una spassosa e intrigante liaison. Un poliziotto che deve difendere un sottosegretario di Stato , che viene colpito dall' amico del  sottosegretario, rappresentante delle istituzioni. Neanche Totò e Peppino. Neanche il migliore sceneggiatore di film comici. 

Questo strano, ma significativo episodio che riporta agli onori della cronaca Fratelli d' Italia, non fa altro che sostanziare quello che già avevamo intuito da tempo, e cioè che questo partito, questa destra è chiaramente fuori dal mondo cosiddetto civile. Alleati della Lega maneggiona e in odore di massoneria, e di Forza Italia, ormai catatonica senza il suo fondatore, i rappresentanti di FdI si arrabbattono come possono per darsi un' allure di compagine adatta a governare, senza riuscirci. La Meloni ha dovuto, sin dal principio del suo mandato, ingoiare molti rospi, mostrando alla stampa e ai media, una indifferenza programmata e studiata per superare lo sfacelo dell' immagine pubblica dei suoi. Santanchè, La Russa, Del Mastro, Lollobrigida, ora Pozzolo lo sparatore, nonché gli alleati Gasparri, Salvini , tutti con  storie personali e di conseguenza pubbliche a dir poco imbarazzanti, hanno contribuito a definire a chiare lettere il loro modus operandi  come classe dirigente di un Paese, cioè io sono io e voi non siete niente. Arroganza, ipocrisia, tracotanza acquisita dal potere, sono state le  impareggiabili note caratteristiche di un comportamento sopra le righe. Che dire? In un altro paese democratico ed europeo tutto questo sarebbe consentito? Non si può rispondere con assoluta certezza, ma di una cosa siamo sicuri, che quando il paradosso è il leit motiv di un comportamento abituale,  allora l' opinione pubblica dovrebbe cominciare a porsi qualche domanda. 

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