Generazione dei piccoli mostri

 Ormai la cronaca nera è piena di episodi  che vedono protagonisti minorenni assassini. Non si tratta più di occasionalitá.

La realtà è  cruda. Bambini, poco più  che adolescenti, che girano per strada in compagnia di un coltello oppure di una pistola.

Ciò  che sgomenta ancor di più  è  che non si tratta di appartenenti alla criminalità  organizzata. Sono ragazzini cosiddetti  "normali" , molti di buona famiglia, con genitori, fratelli, in un contesto anch'esso "normale", fatto di frequentazione di scuola, sport, comitiva di amici con cui trascorrere il tempo libero. 

Quando il ragazzino o la ragazzina si trovano di fronte ad una difficoltà  di bassa intensità ( ed è  questo che sconvolge) , allora scatta il carattere  criminoso dell' azione repentina, inaspettata. 

Si arriva all' azione omicidaria senza pensarci due volte. Il coltello affonda nelle carni senza pietà.  La pallottola attinge organi vitali volutamente colpiti. 

Ritengo che la violenza sia figlia anche dell'ignoranza, della presunzione del sé, dell' egocentrismo, dell' esibizione muscolare del proprio stare al mondo. 

Anche i media, che ne danno notizia, e soprattutto i social che sono il motore psicologico dell' origine dell' azione violenta, fanno la loro parte. Si diventa protagonisti della "cronaca" per giorni e settimane, si cerca la putrida notorietà  del Male che fa notizia più del piccolo Bene. 

Questa è  la considerazione che fa più  male. L' adolescente si riconosce vincente nel compimento di un'azione da lui ritenuta vincente, perché predominante sull' altro/a.

Sono tenuti a distanza i buoni sentimenti, le buone azioni, in poche parole la " bontà ", frutto di un' educazione genitoriale, familiare, scolastica, sociale, massmediale che plaude la forza e la prepotenza piuttosto che l' umiltà  e la generosità. 

Vi è  un altro aspetto determinante e, secondo me, incontrovertibile: la violenza è  la faccia del Giano bifronte della debolezza. 

Gli adolescenti sono estremamente fragili in questa società  senza orizzonti. Si sentono abbandonati dalla società a cui chiedono senza avere risposte certe e determinate.  Sono io, quindicenne, senza nessuno che mi difenda, perciò  mi armo perché  sono più  forte e ho una " compagnia", quella dell' arma da offesa.

Saremo capaci di cambiare noi adulti questa modalità  on/off ? Saremo in grado di diventare noi la compagnia dei nostri ragazzi,  sostituendo quella fallace di un coltello o di una pistola?


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